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04 luglio LA STORIA DELLA PEDINA SODDISFATTA E DEL GIOCATORE INFELICECosa distingue te da chiunque ti stia accanto, non sono membra, un bella faccia o un bel sorriso, Con lui hai in comune le stesse possibilità, gli stessi muscoli, la stesse ossa e lo stesso cervello: ciò che ti distingue è cosa contiene quest’ultimo, il modo in cui filtra ed elabora le realtà che ci circonda tramutandola in emozioni, sensazioni e fatti.
Da qui, deriva che ognuno può essere tutto e niente; infatti chi sei e cosa farai, lo decide ognuno per se stesso, incosciamente, relativamente a cosa crede, a cosa conosce e a cosa crede lo circondi, quindi in base a ciò che “contiene il suo cervello”.
Chi, è riuscito ad abbattere (a suon di testate) quel muro, che limita l’agire entro precisi schemi mentali, capirà queste parole. Tutti possono essere tutto, avere qualunque cosa, sfruttando la evidente prevedibilità dell’istintivo agire umano; è come giocare a scacchi con le persone, non essendo più una pedina ma un giocatore. E il giocatore, nel suo gioco non sarebbe neanche mai un meschino, in quanto, ad esempio, per l’istinto, l’egoismo che porta l’uomo più furbo a sopraffare quello più debole, non si chiama “egoismo” ma istinto di conservazione, perfezionamento, in una parola, evoluzione.
Dunque, tutto sembrerebbe semplice, mosso da leggi fisse ed impermutabili (ed in parte è cosi); e chiunque abbia inteso questa conoscenza, queste leggi, potrebbe tranquillamente ergersi al di sopra degli altri e come già uno predisse, riportare la sua volontà, e i suoi valori, come assoluti.
In realtà non è proprio cosi: fortunatamente, c’è una parte dell’agire umano che sfugge a qualunque legge l’uomo potrà mai formulare: è l’affetto, quel sentimento sincero, genuino e onnipotente, Che ostacola l’uomo nel raggiungere la conoscenza della grande prevedibilità del suo agire, e che lo rende cosi felice in una esistenza tanto breve.
Dopo averlo conosciuto, ed essermi reso conto di cosa perdevo, ho realizzato che la sensazione di bastare a me stesso, ed essere tutto, Non era tutto ciò che volevo.
È all’altra parte, quella affettiva, che ora punto, il lato meno istintivo e animalesco che ognuno di noi possiede, quella componente fantastica e inspiegabile, che rende irrazionalmente (dato che anche la ragione non è altro che un istinto più raffinato) felici, che spinge me giocatore a decidere di tornare pedina, e di giocare (conscio dei rischi connessi, e della semplicità della alternativa), e che fa rivalutare le priorità tra i concetti di grandezza, realizzazione (che come dicevo sono raggiungibili da tutti) e felicità, Perché sarebbe inutile essere ricordato come il più grande degli uomini, essendo vuoto dentro.
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